Lo screening mammografico raggiunge il 63% delle donne al Nord e soltanto il 40% nel Mezzogiorno. Nonostante i progressi degli ultimi anni, restano forti differenze nell’accesso ai controlli per la diagnosi precoce.
In Italia la prevenzione continua a essere diversa tra Nord e Sud. I dati del 2025 dell’Osservatorio Nazionale Screening mostrano che la copertura dello screening mammografico raggiunge il 63,1% nelle regioni settentrionali, mentre nel Mezzogiorno si ferma al 40%. Una differenza di oltre 23 punti percentuali che conferma quanto sia ancora difficile garantire le stesse opportunità di prevenzione in tutto il Paese.
Il divario riguarda uno degli esami più importanti per la salute delle donne. La mammografia permette infatti di individuare eventuali tumori al seno nelle fasi iniziali, quando le possibilità di cura sono generalmente maggiori.
Al Nord più controlli, al Sud restano le difficoltà
I programmi di screening mammografico sono gratuiti e vengono organizzati dalle Aziende sanitarie locali. Le donne che rientrano nelle fasce di età previste ricevono un invito per effettuare l’esame, generalmente ogni due anni.
Ma non tutte vengono raggiunte allo stesso modo.
Secondo l’Osservatorio Nazionale Screening, nel 2025 l’invito alla mammografia ha raggiunto una quota della popolazione prevista superiore al 100% al Nord, mentre nel Sud e nelle Isole si è fermata all’85,6%. Anche la partecipazione delle donne invitate presenta differenze: il 66% al Nord contro il 47,9% nel Mezzogiorno.
Questi numeri mostrano che le difficoltà riguardano sia la capacità dei servizi sanitari di raggiungere la popolazione sia la partecipazione ai controlli.
Più donne fanno la mammografia, ma le differenze restano
Un segnale positivo arriva dall’Istituto Superiore di Sanità. Secondo i dati della sorveglianza PASSI, pubblicati il 22 ottobre 2026 e relativi al biennio 2024-2025, il 77% delle donne italiane tra i 50 e i 69 anni ha effettuato una mammografia preventiva nei tempi raccomandati.
È il livello più alto registrato dall’inizio della sorveglianza nel 2008.
Il dato comprende sia gli esami gratuiti organizzati dalle ASL sia quelli effettuati per iniziativa personale. Non va quindi confuso con le percentuali che misurano la copertura dei soli programmi organizzati.
Le differenze territoriali rimangono comunque importanti. In Emilia-Romagna, Veneto e Umbria la copertura complessiva si avvicina al 90%, mentre in Calabria scende sotto il 50%.
Una donna su dieci non ha mai fatto una mammografia preventiva
Tra i dati più preoccupanti emerge quello delle donne che non hanno mai effettuato una mammografia a scopo preventivo.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 9% delle donne tra i 50 e i 69 anni non si è mai sottoposto a questo controllo. Un altro 14% dichiara di aver effettuato l’ultima mammografia da più di due anni.
Le difficoltà non dipendono soltanto dal luogo di residenza. Anche le condizioni economiche, il livello di istruzione e le barriere linguistiche possono influire sulla partecipazione agli screening.
Le donne con maggiori difficoltà economiche e quelle con un livello di istruzione più basso, così come le donne di cittadinanza straniera, partecipano meno frequentemente ai controlli preventivi.
La diagnosi precoce può salvare vite
Scoprire un tumore al seno nelle fasi iniziali può aumentare le possibilità di cura e consentire, in molti casi, trattamenti meno invasivi.
Per questo lo screening mammografico rappresenta uno degli strumenti più importanti della prevenzione oncologica.
Il problema non è soltanto garantire l’esame, ma anche assicurare che le donne possano effettuare rapidamente gli eventuali approfondimenti quando viene individuata un’anomalia.
La prevenzione funziona quando il percorso sanitario accompagna la persona dal primo invito fino agli accertamenti successivi, senza ostacoli o ritardi evitabili.
La sfida è garantire la stessa prevenzione in tutta Italia
Negli ultimi anni la partecipazione agli screening è aumentata, anche grazie al recupero delle attività rallentate durante la pandemia. Tuttavia, le differenze tra le regioni non sono scomparse.
Per ridurre il divario servono servizi più accessibili, informazioni semplici, inviti regolari e maggiore attenzione alle donne che incontrano difficoltà nel partecipare ai programmi.
I dati nazionali mostrano che migliorare è possibile, ma resta ancora molto da fare.
La prevenzione dovrebbe essere un diritto garantito allo stesso modo in tutta Italia. Perché individuare una malattia in tempo non deve dipendere dalla regione in cui si vive o dalle possibilità economiche di una famiglia.

