Il caldo intenso e prolungato dell’estate 2026 sta facendo aumentare i ricoveri soprattutto tra gli anziani con patologie preesistenti. Disidratazione, svenimenti, peggioramento della funzionalità renale e scompensi cardiaci sono tra le principali conseguenze osservate nei pazienti più fragili.
Il caldo prolungato dell’estate 2026 sta avendo conseguenze anche sull’attività degli ospedali italiani. A registrare maggiormente gli effetti delle alte temperature sono soprattutto gli anziani e le persone che convivono con malattie croniche, più vulnerabili alla disidratazione e agli squilibri provocati dall’afa.
A tracciare il quadro è Francesco Grignani, direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Perugia e medico dell’Azienda ospedaliera del capoluogo umbro. Secondo quanto riferito all’ANSA, durante l’estate è stato osservato un incremento dei ricoveri, anche se l’aumento non ha determinato particolari criticità per i reparti ospedalieri.
Caldo e anziani, la disidratazione tra le principali cause dei ricoveri
Sono proprio i pazienti anziani con patologie preesistenti a richiedere maggiore attenzione.
La disidratazione rappresenta uno dei problemi più frequenti e può provocare malori e svenimenti. Nei soggetti già fragili, inoltre, la perdita di liquidi può contribuire ad aggravare problemi renali e scompensi cardiaci. È quanto osservato durante i numerosi giorni caratterizzati da caldo e afa nell’estate 2026.
Il fenomeno non riguarda soltanto Perugia. Già durante le precedenti ondate di calore dell’estate erano arrivati segnali analoghi da altre strutture sanitarie italiane.
Alle Molinette di Torino, per esempio, a giugno non era stato rilevato un aumento generale degli accessi al pronto soccorso, ma i ricoveri in area medica erano cresciuti del 5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le maggiori necessità di ricovero riguardavano persone fragili, anziane e non autosufficienti, con problemi quali disidratazione, peggioramento della funzionalità renale, alterazioni degli elettroliti e svenimenti.
Perché gli anziani sono più vulnerabili alle alte temperature
L’Istituto Superiore di Sanità indica gli anziani tra le categorie maggiormente esposte agli effetti delle ondate di calore, insieme ai bambini piccoli, alle donne in gravidanza e alle persone affette da malattie croniche.
Con l’avanzare dell’età può infatti ridursi l’efficienza dei meccanismi con cui l’organismo regola la temperatura corporea. Negli anziani può essere inoltre meno intenso lo stimolo della sete, aumentando il rischio di non assumere una quantità sufficiente di liquidi.
La vulnerabilità può crescere ulteriormente in presenza di malattie cardiache o respiratorie, diabete e insufficienza renale. Particolare attenzione è necessaria anche per gli anziani con ridotta mobilità o malattie neurodegenerative.
Disidratazione, reni e cuore: cosa può provocare il caldo
Le conseguenze delle alte temperature diventano particolarmente importanti quando il caldo persiste per diversi giorni e anche le temperature notturne rimangono elevate.
La perdita di acqua e sali minerali attraverso la sudorazione, se non adeguatamente compensata, può favorire la disidratazione. Nei pazienti anziani o affetti da patologie croniche una condizione di questo tipo può contribuire al peggioramento di problemi già esistenti.
A Terni, durante l’ondata di calore tra giugno e luglio, l’azienda ospedaliera aveva segnalato un incremento superiore al 10% degli accessi giornalieri al pronto soccorso rispetto allo stesso periodo del 2025. Tra i problemi osservati soprattutto nei pazienti fragili e anziani figuravano disidratazione e peggioramento di patologie cardiovascolari e respiratorie.
Caldo, l’attenzione resta alta per le persone fragili
Il Ministero della Salute ha attivato anche per l’estate 2026 la campagna “Proteggiamoci dal caldo”, dedicata alla prevenzione degli effetti delle alte temperature e alla tutela delle persone maggiormente a rischio.
Il sistema nazionale prevede inoltre bollettini giornalieri sulle ondate di calore nelle città monitorate, nell’ambito del Piano di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute coordinato dal Ministero della Salute. L’attenzione è rivolta in particolare ad anziani, malati cronici, bambini e donne in gravidanza.
Tra le precauzioni fondamentali ci sono una corretta idratazione, la riduzione dell’esposizione nelle ore più calde della giornata e il mantenimento di ambienti il più possibile freschi.
Per le persone anziane che vivono sole diventa importante anche il ruolo di familiari, vicini e caregiver, soprattutto durante le giornate caratterizzate da temperature elevate per periodi prolungati.
L’inverno resta però il periodo di maggiore pressione sugli ospedali
Nonostante l’aumento dei ricoveri legati al caldo, secondo Grignani la pressione registrata durante l’estate rimane inferiore a quella che i reparti di medicina affrontano nel periodo influenzale.
Il direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Perugia ha spiegato che è infatti l’influenza a determinare un vero e proprio iperafflusso di pazienti nei reparti durante l’inverno.
Il quadro dell’estate 2026 conferma comunque quanto sia importante non sottovalutare gli effetti delle temperature elevate, soprattutto quando riguardano persone anziane e pazienti già affetti da patologie croniche.

