Sanità italiana, liste d’attesa in miglioramento ma quasi 3 milioni di prestazioni restano fuori tempo

Nel primo semestre 2026 aumentano visite ed esami effettuati entro i tempi previsti, ma il problema è tutt’altro che risolto. Restano forti differenze tra le Regioni e alcune prestazioni diagnostiche continuano a registrare ritardi significativi. La Puglia rimane sotto la media nazionale.

Le liste d’attesa continuano a rappresentare uno dei principali punti critici della sanità italiana. I nuovi dati mostrano finalmente alcuni segnali di miglioramento, ma dietro le percentuali positive resta una realtà complessa: milioni di cittadini continuano a non ottenere visite ed esami nei tempi previsti.

La fotografia arriva dal primo Bollettino AGENAS dedicato al monitoraggio delle liste d’attesa, elaborato attraverso la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa. L’analisi prende in considerazione le 14 prime visite specialistiche e i 22 esami diagnostici previsti dal Piano nazionale, confrontando il primo semestre del 2026 con lo stesso periodo del 2025.

Più prestazioni e tempi in miglioramento

Il primo dato è positivo: nei primi sei mesi del 2026 le prenotazioni analizzate sono salite da 13,3 milioni a 14,9 milioni. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono state garantite oltre 1,6 milioni di prestazioni in più entro i tempi previsti.

Per le prime visite specialistiche, la percentuale effettuata entro i tempi di garanzia è passata dal 76,4% del 2025 al 78,5% del 2026. Per gli esami diagnostici si sale invece dall’82,8% all’84,6%.

Il sistema, dunque, sembra aver iniziato a recuperare terreno.

Ma c’è un’altra cifra che impedisce di parlare di problema risolto: nel primo semestre dell’anno sono state circa 2,8 milioni le prestazioni effettuate oltre i tempi previsti.

È qui che il dato statistico incontra la vita quotidiana delle persone: dietro una prestazione in ritardo può esserci un cittadino che aspetta una visita specialistica, una risonanza magnetica, una colonscopia o un altro accertamento necessario per arrivare a una diagnosi.

Urgenti entro tre giorni: la situazione migliora

Il sistema sanitario assegna alle prescrizioni diverse classi di priorità. Per le prestazioni urgenti, indicate con la lettera U, il tempo massimo previsto è di tre giorni.

Nel primo semestre 2026 l’81% delle visite urgenti è stato effettuato entro questo termine, rispetto al 77,7% del 2025.

Migliorano anche le visite in classe B, cioè quelle da effettuare entro dieci giorni: il rispetto dei tempi è salito dal 77,3% all’80,2%.

Per gli esami diagnostici urgenti la percentuale di prestazioni effettuate entro tre giorni passa invece dal 73,2% al 76,4%, mentre per quelli in classe B sale dal 75,9% al 77,6%.

Numeri che indicano un progresso, ma che mostrano contemporaneamente come una parte dei pazienti continui a non ricevere la prestazione entro la scadenza prevista dalla propria priorità clinica.

Colonscopie e altri esami: dove restano le difficoltà

Non tutte le prestazioni, infatti, presentano lo stesso andamento.

Una delle situazioni più delicate riguarda le colonscopie urgenti: secondo i dati riportati da ANSA sulla base del Bollettino AGENAS, quasi il 65% viene effettuato oltre il limite dei tre giorni previsto per questa classe di priorità.

Difficoltà simili emergono per l’elettromiografia e per la risonanza magnetica dell’addome. Per la gastroscopia urgente, più della metà delle prestazioni supera il tempo massimo. Molto migliore, invece, la situazione della mammografia urgente, per la quale i tempi vengono rispettati in quasi il 90% dei casi.

C’è poi il problema delle prestazioni programmate. In alcuni casi l’attesa può superare i 300 giorni, nonostante per la classe P il termine previsto sia di 120 giorni.

La questione, quindi, non riguarda soltanto quante prestazioni riesce a erogare il Servizio sanitario, ma anche quali prestazioni, con quale priorità e in quale territorio.

L’Italia delle differenze regionali

Ed è proprio il territorio a rappresentare uno degli aspetti più significativi dell’analisi.

Per quanto riguarda le prime visite specialistiche, nel primo semestre 2026 la Basilicata registra il 98,9% delle prestazioni entro i tempi di garanzia. Seguono, tra le migliori performance, Marche con il 94,5% e Veneto con il 91,5%.

All’altra estremità della graduatoria si trovano invece territori con percentuali sensibilmente inferiori. La Puglia si ferma al 55,7% delle prime visite effettuate nei tempi previsti, mentre la Provincia autonoma di Trento registra il 54,7%.

Anche sul fronte degli esami diagnostici le differenze sono considerevoli. Il Veneto raggiunge il 97,1% di rispetto dei tempi, la Campania il 96%, la Basilicata il 94,6% e le Marche il 92,4%.

In Puglia la percentuale indicata è invece del 63,5%.

Il dato pugliese merita attenzione: già nelle rilevazioni precedenti AGENAS aveva evidenziato progressi della Regione, ma con valori ancora inferiori alla media nazionale.

Non è soltanto un problema di posti disponibili

Il monitoraggio fa emergere anche un’altra questione: l’appropriatezza delle prescrizioni.

Non tutte le Regioni utilizzano infatti nello stesso modo le classi di priorità. AGENAS aveva già segnalato forti differenze nell’attribuzione della classe P, quella delle prestazioni programmate.

La percentuale attribuita a questa classe arrivava, nelle rilevazioni presentate a maggio, all’85,5% in Basilicata e all’80,1% in Campania, mentre scendeva al 7,8% in Toscana e all’8,2% in Piemonte. Tra i territori nei quali AGENAS aveva individuato maggiori criticità nell’appropriatezza figurava anche la Puglia.

Questo significa che la lotta alle liste d’attesa non può limitarsi semplicemente ad aumentare il numero delle visite disponibili. È necessario anche organizzare correttamente le agende, utilizzare in maniera appropriata le priorità cliniche e rendere più omogeneo il sistema sul territorio nazionale.

Cosa cambia per il cittadino

Per chi deve prenotare una visita o un esame, la classe di priorità indicata sulla prescrizione è fondamentale.

Una prestazione urgente deve essere garantita in tempi molto più brevi rispetto a una programmata. Il problema nasce quando il sistema di prenotazione non riesce a offrire un appuntamento compatibile con la priorità assegnata.

Proprio per rendere il fenomeno più trasparente è stata istituita la Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa, attraverso la quale vengono raccolti e confrontati i dati trasmessi dalle Regioni e dalle Province autonome. Il sistema permette di monitorare, tra gli altri indicatori, numero delle prenotazioni, classi di priorità, tempi medi e volumi delle prestazioni.

Nel frattempo è entrato in una nuova fase anche il quadro nazionale: a giugno è stato adottato il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa 2026-2028, che punta a migliorare l’accesso alle prestazioni e a rendere maggiormente omogenea l’assistenza tra i diversi territori.

Il vero banco di prova sarà ridurre le disuguaglianze

I numeri del primo semestre 2026 indicano dunque un cambio di direzione: aumentano le prestazioni, cresce la percentuale di visite ed esami effettuati entro i tempi e migliorano anche alcune delle classi considerate più delicate.

Ma 2,8 milioni di prestazioni oltre i tempi di garanzia rappresentano ancora un numero troppo elevato per considerare superata l’emergenza.

E soprattutto rimane evidente la distanza tra una Regione e l’altra.

La vera sfida per il Servizio sanitario nazionale sarà quindi trasformare il miglioramento statistico in un cambiamento percepibile dal cittadino: riuscire a prenotare una visita nei tempi indicati dal medico, indipendentemente dal luogo in cui si vive.

Perché una sanità realmente efficiente non si misura soltanto dal numero complessivo delle prestazioni erogate, ma dalla capacità di garantire a ogni paziente l’accesso alla diagnosi e alle cure nel momento in cui ne ha bisogno.

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