Dal 21 settembre 2026 cambiano le tariffe nazionali di centinaia di prestazioni sanitarie erogate nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. La revisione interessa 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici dell’assistenza protesica.
Per i cittadini, però, c’è una distinzione fondamentale: nuova tariffa non significa automaticamente ticket dello stesso importo. Quanto viene effettivamente pagato dall’assistito dipende dalle regole di compartecipazione alla spesa, dalle esenzioni e dalla disciplina applicabile a livello regionale.
Il nuovo sistema è contenuto nel decreto del Ministero della Salute del 7 agosto 2026, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 settembre. Il provvedimento definisce le tariffe massime di riferimento utilizzate per remunerare le prestazioni di specialistica ambulatoriale e di assistenza protesica erogate dal SSN.
Quali prestazioni cambiano tariffa
L’aggiornamento coinvolge 448 prestazioni specialistiche e 222 codici dell’assistenza protesica. L’impatto medio dell’adeguamento sulla specialistica è indicato intorno al 5,8%, ma le variazioni sono differenti a seconda della prestazione.
Tra gli esempi riportati, l’agoaspirato della mammella passa da 31,25 a 36,50 euro, mentre la prima visita cardiologica con elettrocardiogramma arriva a 38 euro rispetto ai precedenti 33,60.
Per diverse prime visite specialistiche l’incremento è invece di un euro: neurologica, ginecologica, ortopedica, pneumologica, endocrinologica e gastroenterologica passano da 25 a 26 euro.
La visita oculistica sale da 25,80 a 26,80 euro; dermatologica e allergologica da 25,40 a 26,40; otorinolaringoiatrica da 26,20 a 27,20 euro.
Variazioni più contenute interessano altre prestazioni: la spirometria semplice passa da 24 a 24,90 euro, l’elettrocardiogramma da 11,60 a 12,05 euro e il prelievo venoso da 3,80 a 4,30 euro.
Tariffa e ticket: perché non sono la stessa cosa
È questo il passaggio più importante per comprendere gli effetti della novità.
Gli importi stabiliti dal decreto rappresentano le tariffe massime di riferimento per la remunerazione delle prestazioni sanitarie. Non corrispondono necessariamente alla somma che ogni cittadino dovrà versare allo sportello.
Il Ministero della Salute ricorda che, per la specialistica ambulatoriale, il ticket dell’assistito è collegato alla tariffa della prestazione entro il limite massimo previsto, fatti salvi i cittadini che beneficiano di un’esenzione.
Di conseguenza, l’effetto concreto del nuovo tariffario va valutato anche sulla base delle regole di compartecipazione e della disciplina regionale applicabile.
Le esenzioni non vengono cancellate
Il nuovo tariffario non determina la cancellazione delle esenzioni dal ticket.
Restano quindi le diverse forme di esenzione previste dalla normativa, comprese quelle collegate alle condizioni economiche previste, alle patologie croniche e rare, all’invalidità, alla gravidanza e alle prestazioni di diagnosi precoce di alcuni tumori, secondo requisiti e modalità stabiliti dalla normativa.
Per chi possiede un’esenzione valida, dunque, l’entrata in vigore delle nuove tariffe non significa automaticamente dover iniziare a pagare prestazioni precedentemente esenti.
Molte prestazioni restano invariate
La revisione non comporta inoltre un aumento generalizzato.
Tra le prestazioni indicate come invariate figurano le visite specialistiche di controllo, con tariffa di 17,90 euro, l’ecografia dell’addome inferiore a 37,80 euro, l’ecografia ginecologica a 30,95 euro, quella del torace a 15,45 euro e la densitometria ossea lombare o femorale a 31,50 euro.
Non cambiano inoltre le tariffe di diversi esami di laboratorio di largo utilizzo, tra cui emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES.
Perché è stato necessario un nuovo decreto
Il provvedimento arriva dopo il contenzioso che aveva interessato il precedente sistema tariffario.
Il decreto del 7 agosto stabilisce nuovamente le tariffe massime di riferimento dopo le sentenze del Tar del Lazio che avevano disposto l’annullamento, con efficacia differita, del precedente provvedimento.
La revisione è stata elaborata dalla Commissione permanente tariffe ed è passata anche attraverso il parere di Agenas e l’intesa raggiunta il 23 luglio 2026 in Conferenza Stato-Regioni.
Secondo la Conferenza delle Regioni, l’aggiornamento comporta un impatto complessivo sulle finanze pubbliche stimato in 210,7 milioni di euro l’anno: 183,1 milioni per la specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni per l’assistenza protesica.
Per i cittadini, quindi, il dato da ricordare dal 21 settembre è soprattutto uno: cambiano le tariffe di riferimento di centinaia di prestazioni, ma per sapere quanto si pagherà realmente bisogna considerare ticket, eventuale esenzione e regole applicabili nella propria Regione.

