Una ricercatrice è morta dopo una grave polmonite a Irkutsk, ma il contagio da peste non è stato confermato. Bassetti richiama l’attenzione sulla rapidità della trasmissione respiratoria. L’Oms: la malattia è grave, ma gli antibiotici sono efficaci se somministrati rapidamente.
La peste polmonare torna sotto osservazione internazionale, ma parlare oggi di un’epidemia in Europa sarebbe prematuro. La Commissione europea sta seguendo con l’Ecdc quanto accaduto a Irkutsk, in Siberia, dove una giovane ricercatrice di un istituto specializzato nello studio della peste è morta dopo una grave polmonite.
Il punto fondamentale, però, è che la diagnosi di peste polmonare non risulta al momento ufficialmente confermata. Le autorità sanitarie russe hanno parlato di una «polmonite di eziologia non determinata» e hanno affermato di non aver individuato microrganismi riconducibili all’attività professionale della donna. Circa 200 contatti sarebbero stati sottoposti a sorveglianza sanitaria.
Bruxelles, intanto, conferma di monitorare «molto attentamente» la situazione attraverso il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. La Commissione ricorda anche un elemento importante: la peste è assente dall’Europa da oltre 50 anni e oggi può essere trattata con antibiotici.
Bassetti: «Incubazione veloce, può diffondersi con il respiro»
A richiamare l’attenzione sulla possibile pericolosità della forma polmonare è l’infettivologo Matteo Bassetti.
Intervistato sul caso russo, Bassetti ha sottolineato la rapidità della malattia e ha spiegato che, per alcuni aspetti legati alla trasmissione respiratoria, può ricordare il Covid: «Ha un tempo di incubazione veloce, 2-3 giorni» e può diffondersi attraverso le particelle respiratorie.
Il paragone, però, va interpretato correttamente. Peste polmonare e Covid non sono la stessa malattia: la prima è provocata dal batterio Yersinia pestis, il secondo da un virus. Inoltre, contro la peste disponiamo di antibiotici efficaci e conosciamo da tempo il patogeno, la sua trasmissione e le misure necessarie per interrompere le catene di contagio.
L’Organizzazione mondiale della sanità conferma che l’incubazione della peste polmonare può essere estremamente breve, persino inferiore alle 24 ore in alcuni casi, e che una persona infetta può trasmettere il batterio attraverso particelle respiratorie.
Come si trasmette la peste polmonare
La peste è provocata da Yersinia pestis, un batterio presente soprattutto in piccoli mammiferi e nelle loro pulci.
L’infezione nell’uomo può avvenire attraverso la puntura di pulci infette, il contatto con tessuti o fluidi contaminati oppure, nel caso della forma polmonare, attraverso l’inalazione di particelle respiratorie provenienti da una persona infetta.
È proprio quest’ultima caratteristica a rendere la peste polmonare la forma maggiormente temuta: può passare direttamente da persona a persona durante contatti ravvicinati.
Non significa tuttavia che abbia automaticamente la stessa capacità pandemica osservata con SARS-CoV-2. La peste è una malattia batterica conosciuta, rara e soprattutto curabile con antibiotici quando identificata e trattata rapidamente.
I sintomi: febbre improvvisa, tosse e difficoltà respiratoria
Secondo Oms ed Ecdc, la peste può iniziare con sintomi poco specifici: febbre improvvisa, brividi, mal di testa, dolori muscolari, debolezza, nausea e vomito.
Nella forma polmonare possono comparire rapidamente tosse, dolore toracico, difficoltà respiratoria e produzione di espettorato, che può contenere sangue. L’Ecdc indica per la peste polmonare primaria un periodo di incubazione generalmente compreso tra uno e tre giorni.
La rapidità è uno degli elementi critici. Senza trattamento la malattia può evolvere molto rapidamente e diventare letale. Al contrario, l’Oms sottolinea che le possibilità di guarigione sono elevate quando diagnosi e terapia antibiotica vengono avviate precocemente, idealmente entro le prime 24 ore dall’insorgenza dei sintomi.
Esiste un vaccino contro la peste?
Bassetti ha richiamato anche l’assenza di un vaccino disponibile come strumento ordinario di prevenzione. È un punto che richiede una precisazione.
Attualmente non esiste un vaccino contro la peste utilizzato nella normale pratica vaccinale della popolazione. I Centers for Disease Control statunitensi segnalano che nuovi vaccini sono in sviluppo, mentre l’Oms non raccomanda la vaccinazione di routine e concentra la prevenzione soprattutto su sorveglianza, isolamento, protezione degli operatori e profilassi antibiotica dei contatti quando indicata.
C’è davvero un rischio per l’Italia e per l’Europa?
Al momento non ci sono elementi che indichino un’emergenza sanitaria in Italia o un’epidemia di peste in Europa.
La Commissione europea sta seguendo il caso proprio perché la peste polmonare è una malattia grave e perché rimangono aspetti da chiarire sulla morte della ricercatrice russa. Ma sorveglianza e allerta istituzionale non significano che il contagio si stia diffondendo nel continente.
Anche gli esperti invitano a distinguere i fatti dalle ipotesi: non risultano finora casi secondari confermati collegati all’episodio di Irkutsk e la stessa causa della morte della ricercatrice resta oggetto di accertamento.
Il vero nodo, quindi, non è oggi una «nuova pandemia», ma la necessità di ottenere dati epidemiologici trasparenti, risultati di laboratorio affidabili e una ricostruzione precisa dell’eventuale esposizione.
È questo che Bruxelles sta chiedendo e che permetterà di stabilire se il caso siberiano rappresenti un incidente isolato oppure qualcosa di più.

