Un complesso neuroblastoma è stato rimosso completamente in una bambina di poco più di un anno all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. L’intervento, durato circa quattro ore, è stato pianificato attraverso ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali, con il monitoraggio in tempo reale del sistema nervoso.
Una bambina di poco più di un anno è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma per l’asportazione di un complesso neuroblastoma.
La massa tumorale si era estesa fino al canale vertebrale, lo spazio situato all’interno delle vertebre che contiene il midollo spinale e le radici nervose, arrivando a comprimere uno dei nervi responsabili del movimento della gamba.
Una posizione particolarmente delicata che ha richiesto una strategia chirurgica costruita sul singolo caso e il coinvolgimento di diverse specialità: chirurgia oncologica, neurochirurgia, neurofisiologia e anestesia.
L’obiettivo era duplice: rimuovere completamente il tumore e, contemporaneamente, preservare le strutture nervose coinvolte.
Neuroblastoma, l’intervento pianificato in 3D
Prima di arrivare in sala operatoria, la bambina era stata sottoposta alla biopsia diagnostica e al trattamento chemioterapico previsto dai protocolli. La conseguente riduzione della massa ha permesso agli specialisti di programmare l’intervento.
Il caso è stato valutato collegialmente da oncologi pediatrici, chirurghi oncologici e neurochirurghi.
Un ruolo determinante è stato svolto dalla tecnologia. Attraverso ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali, gli specialisti hanno potuto studiare con precisione i rapporti tra la massa tumorale, la colonna vertebrale, il midollo spinale e i nervi.
La simulazione ha permesso all’équipe di studiare virtualmente le diverse fasi dell’operazione prima dell’ingresso in sala operatoria e di individuare la soluzione chirurgica considerata più sicura.
Scelto un accesso dalla schiena
La posizione del tumore ha portato i medici a scegliere un approccio diverso da quello addominale tradizionalmente utilizzato per questo tipo di intervento.
L’équipe ha deciso di raggiungere il tumore dalla schiena.
«La posizione del tumore ci ha imposto di ripensare completamente l’approccio chirurgico», ha spiegato Giorgio Persano, dell’Unità operativa semplice di Chirurgia oncologica del Bambino Gesù.
L’accesso posteriore ha consentito ai chirurghi di asportare attraverso un’unica procedura sia la parte esterna della massa sia quella penetrata all’interno del canale vertebrale.
Il sistema nervoso controllato durante tutta l’operazione
Uno degli aspetti più delicati riguardava la vicinanza della massa tumorale al nervo che controlla il movimento della gamba.
Per ridurre il rischio di danneggiare le strutture nervose, durante l’operazione è stato utilizzato il monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio.
La tecnologia permette agli specialisti di verificare in tempo reale l’integrità e il funzionamento dei nervi mentre il chirurgo procede con l’intervento.
Un sistema che il Bambino Gesù paragona, per facilitarne la comprensione, al principio dei sensori di prossimità delle automobili, anche se la tecnologia medica utilizzata è naturalmente molto più sofisticata.
«Quando un tumore cresce così vicino ai nervi che controllano il movimento di una gamba, ogni millimetro conta», ha sottolineato Andrea Carai, responsabile dell’Unità operativa complessa di Neurochirurgia del Bambino Gesù.
Anche l’anestesia studiata per non interferire con i segnali nervosi
La complessità dell’operazione ha coinvolto anche gli anestesisti.
Alcuni farmaci normalmente impiegati durante l’anestesia possono infatti modificare o persino impedire la registrazione delle risposte utilizzate per controllare il sistema nervoso.
Per questo motivo è stata adottata una tecnica di anestesia totale endovenosa con dosaggi e infusioni calibrati per mantenere la bambina in condizioni di stabilità clinica e, allo stesso tempo, conservare l’affidabilità dei segnali neurofisiologici.
Durante l’intervento è stato quindi necessario un coordinamento continuo tra anestesisti, neurofisiologi e chirurghi.
Tumore completamente asportato
L’intervento è durato circa quattro ore e ha richiesto il lavoro coordinato di professionisti appartenenti a diverse specialità.
La strategia integrata ha permesso di completare l’asportazione del tumore.
Secondo quanto comunicato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, la bambina è stata dimessa sei giorni dopo l’operazione e ha già iniziato il percorso di riabilitazione.
Si tratta di una procedura destinata a casi altamente selezionati e che, sottolinea l’ospedale, può essere eseguita in centri dotati di una consolidata esperienza multidisciplinare.
Chirurgia pediatrica, tecnologia e competenze multidisciplinari
Il caso mostra quanto la pianificazione digitale e l’integrazione tra differenti competenze possano diventare importanti negli interventi oncologici pediatrici particolarmente complessi.
Il Bambino Gesù utilizza nell’ambito della neurochirurgia oncologica modelli tridimensionali personalizzati, sistemi di simulazione, monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio e altre tecnologie avanzate per pianificare le procedure e tutelare, per quanto possibile, le funzioni neurologiche dei piccoli pazienti.
Nel caso della bambina di poco più di un anno, l’integrazione tra queste tecnologie e il lavoro di chirurghi oncologici, neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti ha consentito di affrontare una massa situata in una posizione particolarmente delicata e di completarne l’asportazione.

